Ricerca bibliografica sulla bancarotta semplice

La bancarotta semplice è la figura minore di bancarotta, erede delle sanzioni storicamente riconnesse al comportamento dell’imprenditore imprudente, ‘maldestro’, che si pone a metà strada tra l’imprenditore fraudolento e ‘truffaldino’ e l’imprenditore ‘onesto, ma sfortunato’.

Come tale, racchiude una serie di condotte considerate ex lege obiettivamente idonee a creare pregiudizio per l’impresa (e, quindi, per i creditori) che, aventi ad oggetto –alternativamente –il patrimonio o le scritture contabili dell’imprenditore, vengono penalmente sanzionate per il solo fatto di esser realizzate, a prescindere da un diretto collegamento psicologico con intenti o risultati ingiustamente lucrativi o lesivi.

Essa si manifesta esclusivamente in forma pre-fallimentare e, quindi, è incompatibile con il tentativo.

La fattispecie di bancarotta semplice patrimoniale ha ad oggetto il patrimonio dell’imprenditore.

Essa sanziona, se dichiarato fallito, l’imprenditore che, fuori dalle ipotesi di bancarotta fraudolenta, «1) ha fatto spese personali o per la famiglia eccessive rispetto alla sua condizione economica; 2) ha consumato una notevole parte del suo patrimonio in operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti; 3) ha compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento; 4) ha aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento o con altra colpa grave; 5) non ha soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o fallimentare»(art.217, 1°co.,l. fall.).

La fattispecie di bancarotta semplice documentale sanziona, se dichiarato fallito, l’imprenditore che, fuori dalle ipotesi di bancarotta fraudolenta, «durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento ovvero dall’inizio dell’impresa, se questa ha avuto una minore durata, non ha tenuto i libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge o li ha tenuti in maniera irregolare o incompleta»(art.217, 2°co.,l. fall.)

Ricerca bibliografica sulla conferenza di servizi

Il procedimento amministrativo rappresenta la sede in cui i diversi interessi vengono valutati e contemperati.

Sede prediletta per effettuare tale valutazione è la conferenza dei servizi, istituzionalizzata dal legislatore del 1990 al fine di poter concentrare in un unico ambito temporale le posizioni delle diverse pubbliche amministrazioni portatrici di interessi pubblici differenti.

In tal modo viene semplificato il procedimento amministrativo permettendo in tempi rapidi quel coordinamento di interessi necessario per giungere al provvedimento finale, dando piena attuazione al principio di buon andamento di cui all’art. 97 cost..La conferenza di servizi può essere istruttoria o decisoria

Ricerca bibliografica sul sequestro penale

Ricerca bibliografica su management pubblico, analisi delle politiche pubbliche ed economia delle amministrazioni pubbliche

QUALCHE CENNO STORICO…


In Italia le conoscenze di management pubblico si sono sviluppate a partire dagli anni ’70 e negli anni ’80 facendo riferimento a un modello concettuale diverso da quello del contesto nord americano, infatti l’economia aziendale, il cui manifesto fondativo di G. Zappa risale al 1927, identifica quattro classi di istituzioni socio-politiche (famiglie, istituzioni pubbliche, imprese e, più recentemente, istituzioni private non profit) nel cui ambito si svolgono processi economici di produzione, trasferimento, consumi, risparmi e investimenti.

Questi ultimi costituiscono la dimensione economica e identificano aziende pubbliche e private, di produzione, consumi, risparmi e investimenti della ricchezza. Questo schema concettuale per lungo tempo è rimasto applicato solo parzialmente al mondo delle imprese, ma a partire dagli anni ’70 un gruppo pioneristico di studiosi ha iniziato ad applicare i principi e i criteri di efficacia, efficienza ed economicità anche alle amministrazioni pubbliche locali, regionali e nazionali, agli enti funzionali (economici e non economici), alle aziende e imprese di produzione, alle agenzie di cui esse hanno la proprietà o il controllo. Negli anni ’80 un numero crescente ma ancora limitato di studiosi ha rivolto i propri studi al settore pubblico con riferimento alle problematiche di contabilità pubblica come strumento di supporto a governo, programmazione, controllo, contabilità dei costi, organizzazione e gestione del personale, gestione finanziaria e degli investimenti, sistemi informativi, rapporti con i cittadini.

Si può dire quindi che gli studi di economia aziendale applicati alle amministrazioni pubbliche si siano sviluppati in Italia in parallelo all’affermazione del New Public Management (NPM) in Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti.

Un parallelismo che peraltro si inseriva in due modelli concettuali diversi. Uguali o molto simili erano gli strumenti, ma la differenza fondamentale sta nel fatto che, secondo lo schema concettuale dell’economia aziendale italiana, i fini di interesse pubblico non sono perseguiti sulla base dei meccanismi di autoregolazione del mercato, mentre il modello teorico di riferimento del NPM era quello della “autoregolazione del mercato” basato sulla competizione.

Differenza che si è manifestata anche nell’uso dei termini, in quanto in Italia negli anni ’80 si faceva riferimento alla “economia aziendale applicata alle amministrazioni pubbliche” o al “passaggio dal modello burocratico, basato sul rispetto delle procedure, al modello manageriale, basato sulla valutazione dei risultati e del rapporto risultati-risorse”, mentre a livello internazionale si è aggiunta la specificazione di “new” rispetto alla denominazione generale di public management.

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