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DIRITTO PUBBLICO

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IN SINTESI

autore: Fabrizio Politi

editore: Giappichelli

anno di pubblicazione: settembre 2020

pagine: 524

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PREFAZIONE ALLA VII EDIZIONE
Nell’ultimo anno l’ordinamento costituzionale italiano è stato sottoposto a
molteplici tensioni fra cui occupano posto preminente quelle discendenti dall’emergenza sorta in seguito alla pandemia da Covid-19 e quelle connesse alla recentissima revisione della Costituzione che ha determinato un’importante riduzione del numero dei parlamentari.
Le scelte concrete adottate dai poteri pubblici nella risposta all’emergenza
Covid-19 hanno posto numerose questioni concernenti tutti gli àmbiti del diritto pubblico: dalle questioni connesse alle dinamiche relative alla forma di governo (dal ruolo del Presidente del Consiglio a quello dell’intero Governo nella gestione delle emergenze; dal rapporto fra esecutivo e parlamento – e dunque anche fra maggioranza e opposizione – nei momenti di emergenza ai rapporti fra vertici politici ed organismi tecnici), alle problematiche più direttamente concernenti il sistema delle fonti del diritto (ove peraltro la legge parlamentare da tempo ha smarrito la propria centralità a vantaggio degli atti normativi – di grado sia primario che secondario – del governo); dalle numerose domande relative ai limiti dei poteri pubblici nell’adozione di norme restrittive di libertà costituzionalmente garantite (e alle conseguenti forme di tutela del singolo nei confronti di indebite o sproporzionate restrizioni), a quelle connesse alla ripartizione del potere decisionale (e della relativa responsabilità) fra i diversi livelli territoriali di governo (in particolare con riguardo ai rapporti fra Stato, Regioni ed Enti locali) fino a quelle relative ai profili della comunicazione istituzionale.
Nell’aggiornamento delle varie parti del manuale, sono stati illustrati gli atti
adottati per far fronte alla pandemia evidenziandone gli aspetti critici, il relativo dibattito, nonché le decisioni giudiziali eventualmente intervenute. Purtroppo la pandemia è ancora in atto e probabilmente per altri mesi sarà inevitabile continuare a doversi misurare con la necessità di provvedimenti emergenziali restrittivi di spazi di libertà e di autonomia. Si conferma così la centralità del diritto pubblico non solo quale “apparato di norme” volte a consentire l’individuazione degli organi titolari di poteri e quali centri di imputazione delle corrispondenti
responsabilità, ma soprattutto quale imprescindibile strumento per la comprensione globale dell’esperienza giuridica (e, nello specifico, dell’esperienza giuridica dell’emergenza). Le peculiarità della dimensione dell’emergenza confermano
la complessità del reale che non si lascia ingabbiare in dogmatici e formalistici
schemi definitori ma spingono il giurista ad “andare più a fondo”, ad interrogarsi (prima ancora che sui profili “tecnici”, comunque importanti per la riflessione giuridica) sulla portata concreta delle singole questioni, sui valori ad esse sottesi e sulla corrispondenza fra le decisioni adottate e gli obiettivi perseguiti.
E questa constatazione vale anche con riferimento alla recente revisione
costituzionale che ha determinato una significativa riduzione del numero dei
parlamentari. La legge di revisione costituzionale (approvata nell’ultima deliberazione dalla quasi unanimità dei membri della Camera dei deputati e confermata dal referendum del 20-21 settembre 2020 cui ha preso parte quasi il 54% elettori e che ha visto la prevalenza del “Si” per quasi il 70%) ha ridotto (a decorrere dalla prossima legislatura) da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 il numero dei senatori (il cui numero minimo per regione diventa tre) e riducendo proporzionalmente anche il numero di deputati e senatori eletti nella “circoscrizione estero”.
Nel dibattito che ha preceduto il referendum si sono confrontate (anche
aspramente) diverse posizioni.
Fra le argomentazioni contrarie, sono state fatte valere in particolare quelle
relative al rischio di una sottorappresentazione delle forze politiche minori e
delle regioni più piccole; quelle relative ad un decremento del tasso di pluralismo all’interno sia del parlamento che dei singoli partiti (con conseguenziale crescita del peso dei vertici di partito); quelle relative alla successiva necessità di rivedere la legge elettorale ed i regolamenti di Camera e Senato con il rischio di ulteriori effetti negativi sulla rappresentatività e sulla funzionalità del Parlamento; quelle relative ad una riduzione eccessiva del numero dei parlamentari e non inserita in una più ampia “riforma organica” volta ad eliminare il bicameralismo perfetto e ad introdurre miglioramenti alla (funzionalità della) forma di governo.
I sostenitori della riforma hanno invece ricordato le numerose volte in cui
tutte le forze politiche avevano riconosciuto l’opportunità (se non la necessità)
di una riduzione – nel nostro Paese – del numero dei parlamentari (ritenuto di
gran lunga superiore rispetto a quello di altri paesi democratici), sottolineando
inoltre che tale riduzione spingerebbe verso un innalzamento della qualità dei
parlamentari, con decremento – ad esempio – di fenomeni di trasformismo e del c.d. “transfughismo”. In merito alla necessità di una riforma della legge elettorale è stato rilevato l’avvio in Parlamento di una procedura legislativa volta all’approvazione di un disegno di legge elettorale di stampo proporzionale ed anche con riguardo ai regolamenti parlamentari è stato replicato che ciascuna camera potrà provvedere alla non difficile operazione di revisione degli stessi.
In merito agli effetti di tale riforma costituzionale, non sembra si possa affermare che la riduzione del numero dei parlamentari incida automaticamente in maniera significativa sul funzionamento delle istituzioni, mentre più complesso appare il ragionamento con riguardo alle conseguenze sulle dinamiche interne ai partiti politici. Infatti, la riduzione del numero degli eletti se può comportare una crescita del peso dei vertici di partito (in ragione della riduzione del pluralismo interno), al tempo stesso può determinare anche l’effetto inverso (in ragione della riduzione del numero di “peones” o di “responsabili” sempre pronti a soccorrere una qualche “maggioranza”). Questa constatazione dimostra che sarà necessario attendere l’approvazione della nuova legge elettorale e l’avvio della prossima legislatura per poter iniziare ad avere contezza dei concreti effetti della riforma sul sistema costituzionale. Appare comunque facile evidenziare che gli effetti  maggiormente “temuti” dai contrari alla riforma costituzionale (riduzione del ruolo del Parlamento, riduzione del tasso di pluralismo, peso dei vertici di partito) sono purtroppo da decenni tutti ampiamente già presenti nel nostro ordinamento (e denunciati fin dalla prima edizione di questo manuale) ed il precedente (maggior) numero dei parlamentari non è servito ad impedire il prodursi di
tali fenomeni che discendono da ragioni (come detto all’inizio) “più profonde”
legate alle dinamiche del sistema politico a loro volta conseguenti a significativi mutamenti sociali e valoriali che hanno coinvolto la società italiana.
L’ambizione del manuale è quella di continuare ad offrire ai giovani discenti uno strumento non solo di comprensione del contemporaneo ordinamento costituzionale italiano, ma anche di riflessione sulle garanzie costituzionali di tutela della persona, dei principi democratici e del pluralismo.
Sulmona, 23 settembre 2020
f.p.

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