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L'INEFFICACIA DEGLI ATTI NEL PROCESSO PENALE

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AUTORE: Mena Minafra

EDITORE: CEDAM

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 10/2020

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DESCRIZIONE:

Nella riflessione giuridica sulla imperfezione degli atti nel processo penale, l’attenzione degli interpreti si è concentrata, con prevalenza, sul binomio validità-invalidità, senza particolare approfondimento delle fattispecie in cui il legislatore commina l’inefficacia di un atto, pur a fronte della sua eventuale validità strutturale.
Il sistema tradizionale rimanda ai risultati di una elaborazione dottrinale che ha tracciato le categorie delle invalidità degli atti processuali, entro le quali si è mossa la maggior parte degli studiosi del processo penale, peraltro confermato da un legislatore che sembra interessato ai vizi degli atti, mai dei comportamenti.
Con improprie sovrapposizioni, si continua ad affermare che la mancata produzione degli effetti, in caso di imperfezione, non costituirebbe la sanzione per la violazione di una condotta processuale, bensì la semplice conseguenza dell’ intrapreso ma non completato assolvimento di un onere: l’invalidità, cioè, non sanzionerebbe l’atto, ma coinciderebbe con la constatazione che quell’atto non è conforme alla fattispecie voluta dall’agente. E, per questa via, talvolta si giunge a negare tanto l’autonomia sanzionatoria dell’inefficacia intesa in senso stretto, quanto la sua natura di “sanzione processuale”, non appartenendo alle categorie di invalidità degli atti.
In ciò si coglie il disagio intellettuale di utilizzare il termine sanzione, poiché manifesterebbe una situazione punitiva non realizzabile nell’ordinamento processuale, ed il vizio, ove non rilevato, non impedisce alla sentenza di raggiungere la caratterizzante irrevocabilità del giudicato.
L’assenza di una espressa disciplina codicistica di regime e di categoria, unita alla molteplicità del linguaggio con cui il legislatore definisce le situazioni inerenti ai vizi di efficacia degli atti, costituisce un (in)sormontabile ostacolo alla comprensione del dato ontologico della categoria di inefficacia e, di conseguenza, alla sua ricostruzione dogmatica ed alla sua qualificazione di sanzione processuale.
In questa situazione, si è ritenuto che il miglior modo per tentare una definizione comune fosse quello di esaminare – con metodo casistico – le diverse proposizioni proposte dal legislatore, per verificare se, effettivamente, il ricorso al vizio di efficacia sia naturale effetto della vicenda legislativa prescritta o causa di inefficacia e, quindi, sanzione.
È questo l’obiettivo di questo studio; che si propone di superare l’impostazione tradizionale forgiata sulla coppia validità/invalidità, nel tentativo di ricostruire un’elaborazione esegetica che, poste le dovute distinzioni tra inefficacia-effetto e inefficacia-sanzione e premesso il concetto di fattispecie processuale secondo il modello logico potere-atto-scopo, suggerisca l’inclusione dell’inefficacia nella fenomenologia dell’imperfezione processuale e dei rimedi per ciò predisposti

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