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RICERCA BIBLIOGRAFICA SULLA PEDOPORNOGRAFIA VIRTUALE

Delitti particolarmente esecrabili come la pedofilia e la pedopornografia si prestano ad avere una notevole diffusione sulla rete.

Le caratteristiche della rete Internet quali l’anonimato e la rapidità, la molteplicità e la facilità dei contatti, sono terreni fertili per la creazione di comunità e siti dedicati al tema della pedofilia.

GROOMING E FLAMING

Sono stati evidenziati due modi utilizzati dai pedofili in rete per adescare i minori:

-il grooming: consiste nell’adescamento di minori su Internet a fini di abuso o di visionare materiale pedopornografico anche senza scaricare i file o di indurre un minore a posare in atteggiamenti sessualmente espliciti di fronte a una webcam;

-il flaming: nelle chat i pedofili utilizzano una particolare metodologia, chiamata “flaming,” che si caratterizza per modalità scurrili, utilizzando un linguaggio aperto che incide, spesso, a livello psicologico, sui minori presenti nella rete.

l nostro codice punisce queste condotte all’art. 609 undecies, che sanziona l’adescamento di minore anche mediante utilizzo di rete Internet.

PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’ATTIVITA’ DI CONTRASTO

La pedopornografia on line è fenomeno “massiccio” di carattere internazionale e pertanto difficilmente contrastabile avuto riguardo all’universalità della rete, alla difficoltà oggettiva del controllo e della prevenzione: basti pensare ai siti volatili o fantasma, creati e distrutti in pochissimo tempo.

L’attività di contrasto mira a frenare le attività di divulgazione, purtroppo successive alla consumazione dei reati a danno di minori, tentando di comprimere attraverso la previsione di un apparato sanzionatorio, la domanda di immagini pedo-pornografiche.

TUTELA COMUNITARIA

Il problema della pornografia e pedofilia su Internet è molto sentito a livello comunitario.

Il legislatore comunitario è infatti intervenuto più volte in materia. Basti ricordare:

-la decisione n. 276/1999/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 gennaio 1999 che ha adottato un piano pluriennale d’azione per promuovere l’uso sicuro di Internet attraverso la lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo diffuse attraverso le reti;

-la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 aprile 2000 che ribadisce che il turismo sessuale che coinvolge l’infanzia è un reato strettamente connesso ai reati di sfruttamento sessuale dei bambini e di pornografia infantile;

– la decisione del Consiglio UE del 29 maggio 2000 relativa alla lotta contro la pornografia infantile su Internet che cerca di favorire la più ampia e rapida cooperazione degli Stati membri per agevolare l’efficace accertamento dei reati e la relativa repressione conformemente agli accordi ed alle modalità vigenti;

– le conclusioni del Consiglio europeo di Tampere.

DIVULGAZIONE E PRODUZIONE ON LINE: IL C.D. FILE SHARING

Il legislatore nazionale, attraverso le incriminazioni di cui agli artt. 600 ter e 600 quaterc.p., punisce sia la divulgazione del materiale pedopornografico via Internet che la sua produzione virtuale.

Uno dei principali modi di divulgazione del materiale pedopornografico si attua attraverso i files di sharing. Il file sharing- che letteralmente significa “condivisione di file” -si realizza concretamente attraverso la messa a disposizione reciproca da parte di tutti gli utenti che si collegano ad un determinato server di alcuni files presenti sul disco fisso.

Sono in altre parole programmi che permettono la condivisione di dati ed informazioni tra utenti di Internet senza la necessità di server centrali per la gestione delle informazioni.

Questi files quindi possono essere tranquillamente scambiati tra gli utenti che decidono di aderire a tale sistema, attraverso la rete di peer to peer, addirittura scaricando parti dello stesso file in più tempi o da utenti diversi.

Sul punto ha affermato la Suprema corte che sussiste il reato di cui all’art. 600 ter c.p. quando «il materiale sia propagato ad un numero indeterminato di destinatari come avviene con l’inserimento nella rete internet mediante il modello di comunicazione peer to peer di filmati aventi come oggetto esibizioni pornografiche da parte di minori»(Cass., Sez. III, 5 luglio 2006, n. 23164, CED, 234639).

Si è ancora ha precisato che «commette il reato di divulgazione via internet di materiale pedo-pornografico previsto dal comma terzo dell’art. 600 ter c.p. e non quello di mera cessione dello stesso, prevista dal comma 4 del medesimo articolo, non solo chi utilizzi programmi di file sharing peer to peer ma anche chi impieghi una chat line, spazio virtuale strutturato in canali, nella quale un solo nickname necessario ad accedere alla cartella immagini o video, venga utilizzato da più persone alle quali siano state rese note username e password, le quali possono in tal modo ricevere e trasmettere materiale pedopornografico»(Cass., Sez. III, 15 gennaio 2007, n. 593, CED, 236071).

LUOGO E MOMENTO DI CONSUMAZIONE DEL REATO DI CUI ALL’ART. 600 TER C.P.

Per questi reati è di immediata comprensione la difficoltà di individuare tanto il luogo del commesso reato, che il momento di consumazione.

Sul punto la Cassazione ha affermato :«ai fini della sussistenza del delitto di distribuzione o divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento di minori degli anni diciotto (art. 600 ter comma 3) occorre che il materiale sia inserito in un sito accessibile a tutti al di fuori di un canale privilegiato o sia, comunque, propagato ad un numero indeterminato di destinatari.

Di conseguenza, quando la cessione avviene attraverso un canale di discussione (cosiddetta Chat line) è necessario verificare se il programma consenta a chiunque si colleghi la condivisione di cartelle, archivi, documenti contenenti le foto pornografiche in questione, in modo da essere accessibile a chiunque e da poter esser preso direttamente senza formalità rivelatrici di una volontà specifica»(Cass., Sez. V, 3 febbraio 2003, n. 4900, www.dirittoegiustizia.it).

Ritiene poi la Corte che il delitto di cui all’art. 600 terc.p. si consumi nel momento in cui i dati a contenuto pedopornografico vengano immessi nella rete, essendo reato di pericolo concreto; ne consegue che «il luogo di consumazione del reato coincide con il luogo nel quale è stato digitato il comando invio delle foto via internet»(Cass., Sez.III, 3 marzo 2005, n. 8296, CP, 2006, 1819).

CENNI ALL’ART. 600 QUATER C.P.

Quanto al successivo art. 600 quaterc.p., secondo la letteratura giuridica esso appartiene alla categoria dei delitti-ostacolo e cioè illeciti penali diretti ad ostacolare la commissione di quei delitti che sono veramente significativi in relazione alla tutela del bene giuridico. L’incriminazione contenuta nell’art. 600 quaterc.p. ha carattere residuale rispetto alle ipotesi contemplate nell’art. 600 terc.p.

[ DA “I REATI INFORMATICI”, KEY EDITORE, 2017]

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